Storia della selezione europea - Parte III Kachook Storia della selezione europea - Parte III Storia della selezione europea - Parte III

Storia della selezione europea - Parte III

Essendosi estinta, attorno al 1957, la linea nata negli anni '30 dalla collaborazione tra Bailey e Bates, nei successivi quindici anni circa in Occidente non vi fu più una linea di mastini tibetani, se si eccettuano sporadiche importazioni di cui si persero presto le tracce. Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, il mai sopito interesse per la razza portò alcuni appassionati a dedicarsi all'importazione di nuovi soggetti al fine di ristabilire linee d'allevamento in Europa ed in America. Data l'impossibilità di importare soggetti direttamente dal Tibet, un paese sotto dittatura militare e con i confini chiusi per qualunque straniero, la scelta ricadde sulle popolazioni canine dell'India settentrionale(principalmente nel Ladakh), del Nepal e, in misura minore, del Bhutan.

Tra i primi soggetti importati si trovavano sia cani nativi propriamente detti che soggetti nati in allevamento, essenzialmente il Saipal di J.N.Singh (in Nepal) ed il Rana Kennels di R.Sareeta (in India), anche se generalmente si trattava di soggetti con pochissime generazioni alle spalle.

Dal punto di vista morfologico il materiale fotografico disponibile racconta di una notevole variabilità, dovuta alla diversità delle popolazioni e degli ambienti d'origineda cui vennero prelevati i primi soggetti. Possiamo infatti osservare sia soggetti relativamente snelli ed alti sugli arti, dalla costruzione non particolarmente pesante, che soggetti di costruzione più pesante e con arti più corti. A questa ultimo tipo apparteneva, ad esempio, una bella femmina di nome Shebana. Tutte le caratteristiche di tali soggetti palesavano chiaramente l'appartenenza a popolazioni assai eterogenee, alcune più strettamente legate ai cani tibetani, altre tipiche dei soggetti di altitudini minori, tra Nepal e India.

In quanto a colori, furono generalmente preferiti soggetti nero focati e fulvi, con la conseguenza di generare l'impressione che fossero questi i colori più tipici della razza, escludendo tutta una serie di altri colori altrettanto tipici ma poco diffusi in quelle specifiche zone.

Essendo il Nepal e l'India settentrionale zone tutto sommato "marginali" nell'areale di diffusione della razza, è ovvio che fosse abbastanza difficile localizzare ed importare un gran numero di soggetti tipici e di morfologia costante e che i soggetti importati, complessivamente, fossero poco rappresentativi rispetto a quelli rinvenibili all’interno dei confini del Tibet cinese.

Un ulteriore problema di questa selezione, perlomeno nei primi anni, deriva da un’idea tipica della cinofilia novecentesca, ovvero che la purezza di una razza sia legata all'inbreeding e cioè all’accoppiamento fra esemplari consanguinei. In questa selezione, anche a causa dello scarso numero di soggetti non imparentati importati, portò subito la razza ad una consanguineità non indifferente (negli anni si arriverà addirittura alla produzione di soggetti con coi=37,5) con conseguente perdita di robustezza e di alcuni caratteri tipici. Non furono infatti rari, all'inizio, gli accoppiamenti tra fratelli o fratellastri, a volte ripetuti su più generazioni.

Ad un certo punto, l’impellente necessità di avere sangue nuovo da introdurre porterà anche all'inserimento in alcune linee di sangue di un cane da pastore dell'Asia Centrale importato dall'Afghanistan negli USA e dotato di pedigree come "Tibetan Mastiff". Il nome di questo esemplare, ormai famigerato, è Kachook.

Oltre a questo grave episodio, in seguito si susseguirono altre voci riguardo all'utilizzo da parte di alcuni allevatoridi cani di altre razze, come il Terranova o l’Alaskan Malamute. Seppure in alcuni casi questo sembri plausibile per determinate caratteristiche di alcuni discendenti, non ci sono prove certe a sostegno – o a negazione- di queste ipotesi.

Un'altro cane che ha avuto un certo impatto sulla razza fu Hasi, un soggetto arrivato dalla Cina in Repubblica Ceca intorno agli anni ‘90 al seguito di un dipendente dell'ambasciata cinese. Di questo soggetto non si conosceva la precisa provenienza ma fu utilizzato nella speranza di ridurre la consanguineità dei soggetti presenti nonostante la sua scarsa tipicità.

Va però detto che esistono tutt'ora, anche in Occidente, linee di sangue che possono essere ragionevolmente considerate "pure" seppure in molti casi si sia assistito alla perdita di alcune caratteristiche tipiche, con un progressivo allontanamento morfologico-funzionale dai cani nativi che tutt'ora vivono e lavorano nei luoghi d'origine.



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