I collari tradizionali I collari tradizionali I collari tradizionali I collari tradizionali

I collari tradizionali

Una delle tradizioni tibetane ad aver maggiormente colpito l'immaginazione degli occidentali è sicuramente l'utilizzo dei voluminosi collari tinti di rosso che è possibile osservare in molte foto scattate nelle terre d'origine del mastino del Tibet. 

Questi collari, chiamati in lingua tibetana kekhor o ske'kor (somma delle parole "ske", collo e "kor", cerchio), sono formati da pelo di yak tinto, generalmente di rosso, ma sono documentati anche esemplari gialli, neri o che combinano più colori, irrigiditi, in alcuni esemplari antichi, da vertebre caudali di yak. 

La loro funzione è sia protettiva che estetica/esoterica: i colori usati hanno una notevole importanza per la cultura locale e l'ondeggiare del pelo quando il cane si muove fa sì che la sua testa sembri avvolta da un cerchio di fiamme, con un effetto decisamente impressionante per l'osservatore. 

Il loro utilizzo è documentato in tutta l'area di influenza culturale tibetana, cani con kekhor si vedono infatti negli affreschi dell'Erdene Zuu, il grande tempio fatto edificare da Abtai Sain Khan, nel 1585, vicino alle rovine dell'antica città di Karakorum, come in una famosa fotografia, scattata in Nepal , pubblicata nel libro "Die Rassen des Hundes" di Emil Hauch (1965), anche se, aldifuori del Tibet, il loro utilizzo è andato gradualmente perdendosi, ma è interessante notare che in Mongolia è rinata recentemente l'abitudine di far indossare ai cani dei collari formati da triangoli di stoffa tinta di rosso, chiaramente ispirati ai collari tradizionali, anche se la loro funzione è puramente estetica, non potendo fornire alcuna protezione al collo del cane.

E' possibile notare diversi tipi di kekhor, alti o bassi, a pelo corto o lungo, fitto o rado, aspetto che rientra in tradizioni, gusti e abitudini strettamente locali. 

Interessante notare che invece sono assai poco diffusi collari metallici a punte assimilabili a quelli utilizzati in occidente, la cui unica testimonianza storica è stata fornita dal dr. Helmut Epstein, che ne osservò uno in Mongolia, mentre collari di lamiera su cui vengono praticate incisioni a "V", sollevandone poi i lembi per creare scaglie affilate è ampiamente documentato nell'Uttarakhand e zone limitrofe, nel nord-ovest dell'India. 

Collari simili a quelli usati per i mastini, anche se generalmente a pelo corto, vengono fatti indossare ai cani da caccia (sha-khyi) per proteggerne il collo, mentre collari tinti, anche di semplice stoffa, vengono posti su cani di ogni genere, con intento beneaugurale. 

Anche se i collari hanno un valore particolarmente sentito nella cultura tibetana, la loro presenza o assenza non fornisce necessariamente un'indicazione del valore attribuito al cane o della sua eventuale pericolosità, come a volte letto in fantasiosi scritti occidentali. 

 



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